Il termine scabbia deriva dal latino scàbere, grattare. Malattia conosciuta fin dai tempi antichi: nel IV secolo a.C. il filosofo greco Aristotele parla di “acari” che “fuggono da piccoli brufoli se sono punti”.

La scabbia rappresenta una ectoparassitosi contagiosa, intensamente pruriginosa, caratterizzata dalla presenza di un cunicolo (lesione elementare) e dalla tendenza all’impetiginizzazione, soprattutto in età pediatrica. E’ endemica in tutto il mondo e colpisce persone di tutti i livelli socioeconomici, senza distinzione di età o sesso.

Lo sviluppo della patologia è favorito dalla promiscuità e scarsa igiene.
E’ sostenuta dall’acaro Sarcoptes scabiei hominis, invisibile a occhio nudo, parassita umano obbligato, e molto raramente da acari che parassitano animali domestici (Notoedres canis, Cheyletiella parasitivorax e yasguri).
La trasmissione è interumana diretta (il parassita sopravvive 1 o 2 giorni al di fuori del suo ospite naturale) o attraverso indumenti o biancheria da letto infestata.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ci sono più di 300 milioni di casi di scabbia ogni anno nel mondo. La femmina del Sarcoptes (foto 1), più longeva rispetto al maschio, vive per 4-6 settimane sull’ospite e misura circa 0,35 - 0,45 mm di lunghezza per 0,20-0,30 di larghezza; ha forma ovoidale di colore grigiastro e possiede quattro paia di zampe corte e tozze.

L'infezione
Penetra nello strato più superficiale dell’epidermide, scavando un cunicolo in fondo al quale deposita ogni giorno due o tre uova; queste si schiudono dopo 72-84 ore circa, lasciando fuoriuscire le larve che – migrando lungo piccoli sbocchi secondari verso la superficie cutanea - giungono poi a maturità. Ad una delle estremità del cunicolo scabbioso si può notare, talvolta, un rilievo di dimensioni minime: esso corrisponde alla posizione della femmina adulta e prende il nome di eminenza a carica.

La reazione di ipersensibilità ritardata (con eruzione papulare intensamente pruriginosa) è condizione tipica, esordendo alcune settimane dopo l’avvenuta contaminazione (foto 2 e 3). Il prurito generalizzato che risparmia di solito il cuoio capelluto, il viso e il collo e che si aggrava nottetempo (gli acari sono più attivi in queste ore), comincia subito dopo ed è avvertito soprattutto alle pieghe cutanee e in regione addominale. La dermatosi interessa la superficie flessoria dei polsi, gli spazi interdigitali delle mani, i gomiti, i glutei e la regione ombelicale. Nella donna, è spesso presente un prurito bilaterale delle areole mammarie e dei capezzoli.

Chi colpisce
Nei bambini al di sotto dei 2 anni di età, l’infestazione spesso si presenta sotto forma di vescicole e interessa le aree prive di peli del volto, della testa, del collo, del cuoio capelluto, della pianta dei piedi e retroauricolare. Dal momento che alla realizzazione del quadro clinico tipico è necessaria la maturità immunitaria cellulo-mediata, la scabbia raramente colpisce i bambini con meno di 2 mesi.

I sintomi
I sintomi della scabbia norvegese includono croste diffuse, spesse, facilmente sbriciolabili al tatto e di colore grigio. Esiste una forma localizzata di scabbia crostosa che interessa le unghie, la pianta dei piedi e il cuoio capelluto. Una forma eccezionale di scabbia è invece la bollosa che imita il pemfigoide, ma l’immunofluorescenza è negativa.

La diagnosi
La ricerca diagnostica del cunicolo può risultare difficoltosa per la moderna tendenza ad una più accurata igiene personale, per le numerose lesioni da grattamento o per il sovrapporsi di una dermatite secondaria. Se non vengono riscontrati cunicoli tra le dita, sui polsi e sui genitali maschili, deve venire esaminata l’intera superficie cutanea.
Una volta localizzato un sospetto cunicolo, la diagnosi viene confermata dall’esame microscopico del materiale prelevato. Il materiale raschiato viene posto su un vetrino con olio minerale, glicerolo od olio da immersione e coperto con vetrino coprioggetti (l’idrossido di potassio viene evitato in quanto dissolve gli escrementi fecali dell’acaro). Il ritrovamento dell’acaro, delle uova o degli escrementi fecali conferma la diagnosi. 

La terapia
I farmaci topici comunemente adoperati per trattare la scabbia, e consigliati dall’American Academy of Dermatology, sono: la permetrina al 5% usata anche nella gravida e nel lattante, il crotamitone al 5 e al 10%, il benzoato di benzile al 10- 25% e il lindano all’1%. 

Il crotamitone, in particolare, oltre alle sue proprietà scabicide, allevia il prurito, l’irritazione cutanea ed è ben tollerato: evaporando in pochi secondi dalla cute, la raffredda e contribuisce, in tal senso, a lenire anche il prurito psicososomatico o derivante da altre cause esterne. 

Consigli utili
La biancheria intima, le lenzuola e le federe devono essere lavate a 60 °C per 30 minuti, i cicli di trattamento di 46 o 72 ore vanno ripetuti per almeno tre settimane ed è necessario il trattamento di tutti i conviventi.

Il miglioramento, dopo un trattamento efficace, avviene nel giro di qualche giorno o entro 2-4 settimane. La sua persistenza deve far pensare ad una reinfestazione.

Anche dopo un’adeguata terapia, possono residuare lesioni papulo-nodulari di color rosso ramato e pruriginose: i noduli post-scabbiosi. Essi sono reazioni infiammatorie a predominanza linfocitaria che non contengono ectoparassiti viventi e andranno in risoluzione nel giro di qualche settimana con semplici trattamenti lenitivi.

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