L’alopecia androgenetica è sicuramente la causa più frequente della caduta dei capelli e colpisce, anche se con gravità diversa, l’80% dei maschi e il 50% delle femmine dopo i cinquant’anni. Si caratterizza per la perdita di capelli dal cuoio capelluto in aree specifiche. Le prime manifestazioni della malattia avvengono dopo la pubertà, quando inizia la produzione di ormoni androgeni. I fattori ereditari condizionano l’età di insorgenza, la velocità di sviluppo, la distribuzione e la gravità dell’alopecia. Può colpire anche soggetti in età precoce (prima dei 30 anni).

Le cause
La caratteristica fondamentale dell’alopecia androgenetica è la progressiva miniaturizzazione non cicatriziale dei follicoli piliferi di aree caratteristiche del capo. L’esame tricoscopico mostra una riduzione del diametro dei capelli maggiore del 20%. La miniaturizzazione del bulbo è la conseguenza della trasformazione del testosterone nel suo metabolita più attivo, il diidrotestosterone (DHT). Quest’ultimo è maggiormente presente nei follicoli dei soggetti con alopecia androgenetica rispetto ai soggetti sani. La causa sembra risiedere nell’aumento dell’attività dell’enzima 5-alfa-reduttasi di tipo 2, dimostratasi più elevata nel maschio che nella femmina e maggiore, in entrambi i sessi, nella regione frontale rispetto a quella occipitale. La miniaturizzazione porta fino alla morte definitiva del bulbo e la perdita irreversibile del capello

Le aree colpite
L’aspetto dell’alopecia androgenetica maschile è variabile a seconda delle caratteristiche individuali, ma si manifesta in genere con una recessione della zona di impianto frontale dei capelli e un diradamento del vertice. Attualmente la scala/classificazione più usata è quella di Hamilton modificata da Norwood, che suddivide la calvizie in vari gradi: dal grado I, in cui si ha un minimo arretramento simmetrico dei margini del capillizio, al grado VII, in cui è presente soltanto una sottile striscia di capelli davanti alle orecchie, aspetto della calvizie ippocratica in cui persiste solo la corona temporo-occipitale.

Come comportarsi 
La prima cosa da fare é effettuare una visita specialistica dermatologica per determinare una esatta diagnosi ed individuare l'approccio terapeutico più corretto. Al giorno d’oggi esiste un ventaglio di opportunità terapeutiche che con­sen­to­no di dare risposte adeguate a molti proble­mi. Si possono, ad esem­pio, pre­scri­ve­re in­te­gra­tori ali­men­tari spe­ci­fici in caso di ca­ren­za accertata di una so­stan­za, cu­ra­re una malattia del cuo­io ca­pel­lu­to che causa la ca­duta dei ca­pel­li, rie­qui­li­bra­re nel­la don­na uno stato or­mo­nale al­te­ra­to, in­ter­ve­ni­re su alo­pe­cie di ori­gi­ne psi­co-somatica.

La terapia
La terapia medica dell’alopecia androgenetica può avvalersi di principi attivi somministrati sia per via sistemica che per via topica che in alcuni casi possono essere associati. La terapia topica rappresenta molto spesso il cardine principale della terapia in quanto il cuoio capelluto per la sue caratteristiche anatomiche ben si presta all’assorbimento di principi attivi applicati localmente soprattutto se liposolubili. La finalità principale di ogni terapia del defluivo androgenetico è l’inibizione dell’enzima 5-a-reduttasi responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone.

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